Grazie!
Gianpaolo Trevisi è il nuovo capo della squadra mobile scaligera
Cambio al vertice della squadra mobile della polizia di Verona: Gianpaolo Trevisi, 39 anni, prende il posto di Marco Odorisio chiamato a dirigere la squadra di Venezia.
Verona. Gianpaolo Trevisi è il nuovo capo della squadra mobile della polizia di Ve
rona. Trevisi, 39 anni, romano, funzionario della questura di Verona dal novembre del 1993, oggi è stato nominato dal questore Vincenzo Stingone alla guida della mobile. Prende il posto del neo promosso primo dirigente Marco Odorisio, chiamato dal ministero dell’Interno a dirigere la squadra mobile di Venezia; è anche uno scrittore.
Trevisi ha iniziato la sua carriera proprio alla Questura di Verona con la qualifica di vice commissario. Nel 2001 è stato nominato dirigente del commissariato di “Borgo Roma” sino al 2002, anno in cui ha assunto l’incarico di dirigente dell’Ufficio immigrazione. Il questore di Verona, i funzionari ed il personale della questura hanno fatto pervenire a Trevisi gli auguri per l’avanzamento di carriera.
Fonte: l’Arena 26/08/2009
La squadra mobile ha un nuovo capo
Le sue passioni per il calcio e le poesie coniugate con l’impegno professionale
In molti se l’aspettavano, in tanti attendevano che ci fosse la «firma», quella che decreta in assoluto che l’incarico è stato assegnato. Cambio al vertice della squadra Mobile di Verona. Gianpaolo trevisi, 39 anni, romano, funzionario della questura di Verona dal novembre del 1993, ieri è stato nominato dal questore Vincenzo Stingone nuovo capo della squadra Mobile scaligera, prendendo il posto del neo promosso primo dirigente Marco Odorisio inviato dal ministero dell’Interno a dirigere la squadra Mobile di Venezia. 
Trevisi per i non addetti ai lavori non è mai stato uno «sbirro», hanno imparato a conoscerlo per i suoi libri, le sue poesie, la sua sensibilità. E le sue doti umane hanno permesso al funzionario di ricevere notevoli apprezzamenti non solo a livello locale, ma anche da parte dei vertici del ministero dell’Interno, tali da permettergli di raggiungere questo nuovo prestigioso incarico. È dunque una staffetta quella della Mobile tra l’ex capo e il suo ex vice, uniti tra l’altro dalla stessa passione per il calcio che continuano a giocare, ma assolutamente diversi a livello umano, caratteriale e d’immagine. Sempre impeccabile e «istituzionale» Odorisio, giacca e cravatta d’ordinanza, mentre Trevisi la cravatta fatica a tenerla stretta al collo e la sua barbetta di qualche giorno spunta tra uno scatto e l’altro delle varie conferenze stampa. Ma le doti investigative sono di entrambi. A trevisi è bastato un trasloco che l’ha fatto scalare di una stanza al secondo piano della questura.
Il funzionario ha iniziato la sua carriera professionale proprio nella questura di Verona con la qualifica di vice commissario provenendo direttamente dall’istituto superiore di Polizia di Roma, dopo aver frequentato circa cinque anni di corso di formazione per funzionari della Polizia di Stato, svolgendo inizialmente l’incarico di funzionario addetto alle Volanti, successivamente della divisione di gabinetto, per poi nel 1996 divenire dirigente dell’ufficio del personale. Nel 2001 è stato nominato dirigente del commissariato sezionale di Borgo Roma sino al 2002, anno in cui ha assunto l’incarico di dirigente l’ufficio immigrazione.
Nel gennaio 2008 è stato nominato vice dirigente la squadra Mobile. Il questore, molti funzionari e molti colleghi si sono complimentati con il nuovi dirigente. Un incarico importante il suo, che deve far paura per le responsabilità che ha, ma anche impegnare in una sfida davvero entusiasmante.
Essere «Mobilieri» poi non è un lavoro, è una fede.
Fonte: l’Arena 27/08/2009 (di Alessandra Vaccari)
Trevisi, penna corsara capo della mobile «Meno burocrazia e più presenza in città»
Nominato al posto di Odorisio. «C’è qualcuno che pensa che io sia troppo buono…»
VERONA — «Qui è tutto diverso. All’ufficio immigrazione vivi una tristezza che non ha soluzione. Che è legata alle storie personali di chi ti trovi davanti. Qui è una sorta di botta e risposta. Vivi il dolore della vittima, ma anche il riscatto che ti dà il fatto di prendere chi quel dolore lo ha causato». Di racconti «strani… eri» il dottor Gianpaolo Trevisi adesso ne avrà meno da raccontare. Ma potrà riempire tomi di racconti «strani». Perchè quella penna corsara che racconta come una divisa non sia sempre e solo una pezza sul cuore, adesso potrà attingere a quanto la vita dona di più miserabile. Potrà raccontare di rapine e rapinatori, il dottor Trevisi, di truffe e truffatori. Potrà scrivere di abusi e violenze. Di vittime e carnefici. Perchè da ieri lui, il dottor Gianpaolo Trevisi, 39 anni che in polizia per un incarico del genere possono essere anticipati dall’avverbio «appena», - è il nuovo capo della squadra mobile della questura di Verona.
Era a lui che doveva andare quel posto che per otto anni ha ricoperto Marco Odorisio, che giusto ieri si è insediato a capo della mobile di Venezia. Perchè da un anno e sette mesi Trevisi ne era il vice. Ma la polizia - almeno in questi casi - non si muove sempre sulla linea della successione. E l’avvicendamento non era sicuro. Vuoi perchè la mobile di Verona è una di quelle squadre che danno lustro. E i pretendenti si erano messi in fila. Vuoi proprio per quella penna corsara e per quel carattere un po’ così, di Trevisi. Uno che alle formalità ha sempre preferito l’umanità. Uno che i gradi non li vede sull’uniforme, ma li
cerca nell’anima. «Mi hanno sempre detto che sono troppo buono - racconta - . Allora, quando ero all’ufficio immigrazione, qualche mattina quando mi alzavo mi dicevo ‘oggi faccio lo stronzo’. Ma non ci sono mai riuscito». A garantire la successione per linea diretta sono stati il questore e gli uomini della polizia. Quelli della squadra mobile, ma anche quelli che Trevisi da sei anni lo vedono ogni giorno negli uffici di lungadige Galtarossa. Era un vice commissario uscito fresco fresco dall’istituto superiore della Polizia di Roma, il dottor Gianpaolo Trevisi quando arrivò nel novembre del 1993. La gavetta se l’è fatta tutta. Funzionario addetto alle volanti, poi alla divisione di Gabinetto. Nel ’96 la nomina a dirigente dell’ufficio personale, poi del commissariato di Borgo Roma. E dal 2002 al 2008 dirigente dell’ufficio immigrazione.
«Loro - disse riferendosi agli agenti dell’ufficio - sono l’unica cosa positiva che ho trovato quando sono arrivato. E’ un lavoro alienante quello dell’ufficio immigrazione, ma questi ragazzi non si lamentano mai». Iniziò a dargli voce lui, con la sua penna corsara. Nel 2005 vinse un premio letterario, «Narratori in divisa », con un racconto, «L’Africa in un cassonetto». La storia racconta della fuga di un vu’cumprà, inseguito da un poliziotto. Poi sono arrivati i libri. I «racconti strani…eri» diventati «Fogli di via». E la prefazione di Gad Lerner. Uno che non è avvezzo a prendere lucciole per lanterne. ««Sapere che esistono ufficiali di polizia ‘armati’ dell’umanità di Gianpaolo Trevisi - spiega Lerner - capaci di scrivere storie belle come queste non è di per sè motivo di stupore. Ci mancherebbe: gli uomini e le donne impegnati a garantire il rispetto della legalità e della sicurezza pubblica vivono su una speciale frontiera della condizione umana dov’è impossibile restare a lungo indifferenti. O per legittima difesa anestetizzi i tuoi sentimenti, oppure sviluppi una sensibilità dolente, speciale, difficile da reggere». Eccolo, il nuovo capo della mobile scaligera.
Ieri, dopo che il questore Stingone ha firmato l’ordinanza con la nomina decisa dal ministero dell’Interno, lui ha parlato con le donne e gli uomini della squadra mobile. «Gli ho detto che siamo sulla stessa barca. Può essere un transatlantico quando tutto va bene, ma anche mezza zattera. L’importante è che si vada tutti nella stessa direzione. Io non mi consideravo degno di occupare questo posto perchè la nomea che ha la squadra mobile di Verona l’hanno creata loro. Ho detto solo che sarò come una carta assorbente, prenderò tutto quello che mi diranno e faranno». In un anno e sette mesi si è fatto le ossa, il dottor Trevisi. Fu lui tra i primi a vedere la mattanza di San Felice, quando Alessandro Mariacci ammazzò la moglie e i tre figli piccoli prima di uccidersi. «Lì non avevo la rabbia di cercare l’assassino. Vedevo solo quei bambini che sembrava dormissero nel loro letto. Quella tristezza me la porterò dentro per sempre». E c’è una cosa che il dottor Gianpaolo Trevisi, vorrebbe realizzare. «Vorrei che la squadra mobile fosse più presente sul territorio. Vorrei meno burocrazia e che il personale possa essere in strada. Lo farò io stesso. Sarò in giro per la città il più possibile e intensificherò il rapporto di collaborazione con le volanti. Spero che tutti i cittadini di Verona, anche gli immigrati che lo hanno fatto più di una volta, collaborino con noi». Le sue foto, i suoi codici, le sue cose il dottor Trevisi le sposterà nell’ufficio che era di Odorisio tra qualche giorno. «Il trasloco più facile della mia vita - dice - mi sposto di appena due stanze…». Con l’ex capo, con cui condivide la passione per il calcio, il rapporto continua. «Gianpaolo - ha detto Odorisio non ha bisogno di presentazioni, auguri o consigli. E’ la continuazione…».- Che per una volta, a Verona, ha seguito la logica.
Fonte: Corriere del Veneto 27/08/2009
Agosto 29th, 2009 at 13:02
tanto auguri dal sito dell’amico Palomba!
Ottobre 5th, 2009 at 11:38
complimenti per gli interventi, e per l’incarico, a presto.
Ottobre 8th, 2009 at 07:37
L’ho ascoltata a ”L’ALTRO LATO” con moltissimo interesse. Mi complimento con lei per la sensibilità ed il grande animo….. sono una mamma ed il mio augurio per lei è con tutto il cuore Annamaria Alvisini